martedì 1 maggio 2012

Pollici grigi e idee verdi.

Scegliete qualsiasi colore, ma se proprio volete attribuirne uno al mio pollice, fate che non sia il verde!

Amo il verde, i fiori, i giardini colorati, le piante che danno vita ai balconi nel grigiore della città, ma mi sono sempre goduta certi spettacoli per osmosi. Mia mamma si che ci sa fare, tant'è che il nostro terrazzo ad Ischia sembrava un giardino, e dopo mesi e mesi di abbandono invernale, le piante tornavano ad esplodere di colore dopo meno di una settimana. Dal canto mio, collaboravo assolutamente controvoglia, annaffiando qualche volta (vorrei vedere voi ad abbeverare una cinquantina di vasi, tra cui una serie decisamente enormi, con un misero innaffiatoio). Le cose sono migliorate con l'avvento della tecnologia: un fantastico tubo con altrettanto fantastico rubinetto! Ma questa è un'altra storia...
Tornando al mio passato da amica delle piante, posso annoverare tra le mie conquiste anche una serie di cactus e piante grasse deceduti. Morti. Stecchiti. Senza possibilità di recupero!
La settimana scorsa mi sono comprata una piantina di basilico. Io adoro il basilico...il sapore, l'odore, la forma delle foglie. Un bella piantina di basilico a centro tavola fa la sua degna figura al pari di un mazzo di fiori.
La buona notizia è che è ancora viva.
La cattiva notizia è che le foglie si stanno scolorendo (e non per lo stesso motivo per cui la Regina di cuori avrebbe richiesto la testa di qualcuno come in Alice) e alcune, timidamente, rinsecchendo.
Ho provato a parlarci (si dice che funzioni) per sapere se ho messo troppa acqua, poca acqua, poche volte, troppe volte, ma temo che il dialogo Mimo-piantina non sia molto efficace.

Poi un pensiero ha colpito la mia mente: 
O-Cavolo!

Se non sono in grado di tenere in vita una piantina di basilico (i cactus e le piante grasse lasciamole al passato come errori di gioventù), come posso pensare che i miei futuri terrazzi, di cui già mi vanto come se fossero giardini pensili vista mare, possano reggere la mia aspettativa?


Mouse alla mano, tazzona di nescafè nell'altra, mi sono messa a navigare nella rete per cercare di istruirmi un po' in anticipo. Quello che ho imparato subito è che esiste un sacco di gente folle, che con le piante non solo ci parla, ma riceve anche risposte. Ma anche che ci sono un sacco di modi innovativi e divertenti per vivere il proprio giardino "sospeso" che anche i più deficitari (io) possono apprendere; che coltivare il proprio orticello o giardino è un piacere da scoprire, di cui non ci si dovrebbe privare, e che a detta di alcuni studiosi allungherebbe anche la vita; che questa attività può stimolare vista, palato e tatto.
L'abc più immediato e completo l'ho trovato qui qui dove non solo ci viene spiegato quali sono le regole generali per coltivare piantine aromatiche sul balcone, ma anche quali sono le proprietà delle più comuni. 
Per quanto riguarda l'aspetto "colorato" del giardinaggio invece il sito giardinaggio.it offre un resoconto piuttosto dettagliato e chiaro nella pagina dedicata alle piante da balcone.

Ma ovviamente la mia curiosità è stata attratta maggiormente non dal come "tecnico", ma dal come "creativo". Eh si, perchè un conto è essere capaci di far crescere delle piante (nel mio caso, di non farle morire), un conto invece è come presentare il risultato.
Per esempio ho scoperto che il problema dell spazio può essere ovviato convertendo quei pannelli multitasche solitamente orribili, dove si mettono foulard, calizini, cinture o scarpe, in un originale "vaso multiplo". Sul sito instructables.com potete trovare la guida passo per passo, scaricabile anche in pdf.
Per non parlare del giardino verticale fatto con i pallets, che sono la mia passione per la molteplicità di usi che se ne può fare, e dei quali vi parlerò ampiamente in futuro.
Un'altra idea carina che ho scovato nel mio pellegrinaggio telematico è stata il "vaso insaccato", assolutamente semplice e assolutamente d'effetto, anche questo risultato di un intelligente forma di riciclo.

Anche Pintrest mi ha regalato qualche chicca originale, per esempio le miniserre ricavate dalle bottiglie, la parete di vasi colorati, o i vasetti fatti con i bulbi delle lampadine.

In realtà mentre scrivo continuo a trovare idee originali che vorrei mettere in atto, ma mi servirebbero altre 10 case per farle tutte, quindi per adesso mi fermo qua per concentrarmi su quel "come tecnico" di cui parlavo prima, e vedere se finalmente anche io potrò sfoggiare con orgoglio non uno, ma ben due bei pollicioni verdi.
Nel frattempo...continuo ad odiare il giardinaggio!
Mimo

P.S. se oltre al pollice verde, volete avere anche un kit supercool, date un'occhiata qua.
P.P.S. per la cronaca, la mia mammina adorabile dice che per non fare appassire le piantine di basilico, l'acqua non va messa direttamente nel vaso, ma nel portavaso. Ci penserà il terriccio ad assorbirla. Ho provato...effettivamente funziona!

martedì 10 aprile 2012

I love swopping!

Chiamatelo baratto, scambio, riciclo, ma la parola giusta è proprio “Swop” . E’ il nuovo “edonismo” sostenibile, l’ultima tendenza in fatto di moda nata a Manhattan, che ci permette di fare shopping senza spendere un centesimo, abbattendo i costi senza però rinunciare allo stile, in barba alla grande ritirata dell’economia mondiale.
L’armadio delle donne, si sa, è sempre troppo pieno. Solitamente usiamo solo il 30% dei capi che sovraffollano le nostre grucce, con un fastidioso 70% del quale non siamo capaci di disfarci nella speranza che possano tornar utili nelle stagioni a venire (taglia errata, chiletti di troppo, mode superate o anche semplici sensi di colpa per acquisti impulsivi). Ma perché accumulare capi su capi quando invece potrebbero tornare a nuova vita?
La tendenza a condividere i propri armadi, non più solo online ma anche con vere e proprie feste, è sbarcata finalmente anche in Italia, offrendoci la possibilità di ripulire i propri guardaroba scambiando cose di cui non abbiamo più bisogno con nuovi articoli, in modo divertente e parsimonioso allo stesso tempo.


I motivi per organizzare uno swop party (o swap che dir si voglia) sono molteplici:

  • Scambiare vestiti e accessori è eco-friendly. Barattare 20 kg di vestiti equivale a risparmiare l’energia necessaria per azionare una TV per un anno e sette mesi non stop.
  • Il baratto ci fa risparmiare un sacco di soldi, visto che tutto quello che riusciamo a scambiare lo otteniamo gratis.
  • E’ un’occasione per socializzare condividendo valori, oggetti, idee, tempo e  divertimento.
  • E' di moda e  può aiutare ad avere successo, offrendo nuove opportunità anche dal punto di vista professionale. 
Insomma, in un unico gesto facciamo un favore a noi, al portafogli ma anche all’ambiente.

Ma come si organizza uno Swop Party?
Ecco a voi alcuni consigli che potrebbero rivelarsi utili allo scopo:

* Dove e quando? 
Per prima cosa dovete decidere una data che dia a tutti il tempo di organizzare le cose di cui disfarsi (una decina di giorni dovrebbe bastare) e scegliere un luogo adatto. Dopodiché invitate tutte le persone con le quali sapete che potreste divertirvi in un simile contesto…e se hanno anche gusto, meglio! Sfruttate i social network come Facebook o Twitter per organizzare l’evento. E’ il modo più chiaro e immediato per avere una panoramica su chi parteciperà e dare le giuste direttive su cosa portare.

* Cosa? 
Chiedete a tutti di portare almeno una busta piena di cose, decidendo se includere anche quelle di diverse stagioni, senza però mettere troppi limiti sulla tipologia di articoli. Potremmo trovare cose interessanti anche tra articoli dismessi dell’altro sesso (infondo uomini e donne sono altrettanto bravi ad accumulare). Mi raccomando, siate brutali con voi stessi nella scelta: se non lo avete utilizzato per un anno, è molto probabile che non lo farete più. Conservate solo i vestiti che amate e vi fanno sentire a vostro agio!


* Ricordate a tutti che i capi da barattare devono necessariamente essere puliti.


* Cibo e bevande non devono mancare, aiuteranno a creare un’atmosfera rilassata e divertente. Se non avete abbastanza tempo per fare tutto da soli, potete sempre chiedere agli invitati di contribuire portando qualcosa da casa


* Disponete gli articoli in maniera ben visibile ma che non intralci il passaggio, suddividendoli per categorie con cartelli visibili, in modo che i partecipanti sappiano subito dove appendere la loro “merce di scambio” al momento dell’arrivo.


Create una zona-camerini. Alcuni invitati potrebbero non sentirsi a proprio agio nel provare gli indumenti davanti a tutti


* Procuratevi degli specchi….inutile che vi ricordi perché!


* Stabilite qualche regola su come procedere nello scambio. Potete per esempio fissare l’ordine di chi sceglie per primo, estraendo i nomi, e ripetendo l’estrazione alla fine di ogni giro. Inoltre potreste anche suddividere gli articoli dandogli un valore da 1 a 3, e ottenere il nostro carnet di biglietti di scambio in base agli articoli che portiamo…tipo soldi del monopoli! Per portare a casa una giacca da tre punti, dovrò usare un biglietto da 3 punti, due biglietti da 2 e 1 punto, o tre biglietti da 1 punto.


* Alla fine della serata, fate un mucchio con tutte le cose rimaste e donatele a qualche associazione di volontariato. Farete comunque un buon uso dei vostri abiti dismessi, garantendogli inoltre una vita un po’ più lunga!

Avvertenze!!!
Ricordatevi di divertirti e non fate i conti: c’è chi offre borsate di roba, perché è una shopper compulsiva e chi ha solo due maglioncini e una borsetta. Se qualcuno porta a casa più capi di un’altra, fa lo stesso. Infondo di quegli abiti te ne volevi liberare, e il tuo armadio sarà finalmente in perfetto ordine.


martedì 27 marzo 2012

Scheletri nell'armadio

Se anche voi come me (complice la piacevole temperatura degli ultimi giorni, le giornate più lunghe, il passaggio ufficiale alla stagione primaverile e una crescente intolleranza a colori scuri e tessuti pesanti) vi ritrovate sempre più volte a osservare l’armadio per almeno 10 minuti prima di riuscire a scegliere cosa mettervi, non avete scampo: è l’ora del consueto cambio di stagione.


Dopo le rughe, la cellulite e la prova costume, il cambio armadi è uno degli spauracchi più temuti dalle donne. Il rito può prendere direttamente alla gola, causare angoscia o anche gettare nel panico in maniera direttamente proporzionale alla nostra pigrizia…e all’ampiezza del nostro parco vestiti. 


Passata la prima fase in cui si fissa l’armadio inermi, incapaci di decidere da che lato o che cassetto iniziare (sperando che con la forza del pensiero si materializzi una bacchetta magica capace di fare tutto da sola), subentra la fase emotiva: "questo lo tengo? Non lo uso da 5 anni...però ci sono così affezionata" e "Lo so che non mi entra più dai tempi dell’università, ma questa volta mi metto a dieta seriamente".
Incapaci di scegliere cosa tenere e cosa no, si passa infine alla fase maniaco-compulsiva e si inizia a infilare tutto dentro agli scatoloni del "Poi decido", da aggiungere a quelli già catalogati di " Poi decido A/I 2010/2011", " Poi decido P/E 2010", " Poi decido A/I 2009/2010", " Poi decido P/E 2009" e così via...
Ma non demordete. Per non desistere in partenza al nostro proposito basterà seguire le semplici regole di Divine Caroline, attenta padrona di casa e dispensatrice di ottime dritte (queste sono solo alcune di quelle che potete trovare nel suo blog), e i consigli fondamentali per combattere la nostra atavica mania di conservazione pubblicati sul sito soyouwanna.com nell’articolo So you wanna organize your closet?
Che abbiate tanti o pochi vestiti, prendete carta e penna e prendete nota.
- Svuotare completamente l’armadio.
E’ il modo migliore per costringersi a ripulirlo per bene e a ripiegare i vestiti in maniera ordinata prima di rimetterli all’interno.
- Scegliere in maniera saggia
Non tutto deve essere inscatolato. Considerando gli sbalzi di temperatura della prima fase primaverile, potrebbe essere saggio conservare qualche maglioncino o cardigan non troppo pesanti, da poter tenere anche in borsa per situazioni di emergenza in cui vestirsi a “cipolla” risulta vitale. Scegliete alcuni articoli da mantenere in vista e impacchettate il resto.
Per quanto riguarda invece i capi che deciderete di non conservare, fateli sparire dalla vostra vista al più presto. Questo vi libererà dalla tentazione di voler salvare quel maglioncino infeltrito a coste che conservate dal vostra festa di 18 anni. Tranquille…se proprio non riuscite a buttarli, molto presto vi darò qualche consiglio su come liberarvene in maniera indolore
- Portare gli indumenti in lavanderia
Assicuratevi che i vestiti siano puliti, asciutti e ben ripiegati prima metterli via. Sarà piacevole tirarli fuori e trovarli ordinati e in bella forma al prossimo cambio di stagione.
- Scegliere i contenitori giusti per immagazzinare gli indumenti
Pochi contenitori abbastanza grandi di plastica o di metallo con un coperchio a chiusura ermetica è il modo migliore per mantenere i vestiti puliti.
- Selezionare e separare gli indumenti (sia quelli da tenere che quelli da mettere via)
Organizzate il vostro abbigliamento per tipo di indumento. Questo renderà molto più facile cercare qualcosa.
- Aggiungere qualche protezione supplementare
Foderate i vostri contenitori con la plastica (le buste della spesa andranno benissimo) e inserite all’interno qualche scheggia di cedro, un tipo di legno profumato, o delle palline di naftalina per tenere lontano gli insetti.
Ora non resta che spostare i contenitori sotto il letto o nell’armadio a muro destinato agli abiti non utilizzati e godervi la nuova stagione

C'è scritto anche sulla Bibbia che "Per ogni cosa c'è la sua stagione e c'è un tempo per ogni cosa sotto il cielo"...e quando si ha a che fare con gli armadi non potrebbe essere più vero!

venerdì 23 marzo 2012

Una delle 3

Ovvero la bionda (scema), la mia ciccionagrassa , l’illustratrice,i hate pink, la mia socia in affari (e non), la princess, Blond, pink sublime…insomma lei: Enrica!
Perché dedicare un intero post a lei? Perché in questi giorni ho avuto problemi di connessione (si, lo so, sono ancora a scrocco e parlare di “problemi di connessione” non è forse la definizione corretta), e quindi ho deciso di parlare di qualcosa per la quale non mi occorreva il web per documentarmi. Enrica non ha bisogno di ricerche.
Ho deciso di parlare di lei perché pochi giorni fa è stato il suo compleanno, una di quelle scuse che ci piace tanto usare per stare insieme a casa nostra, che rimane e rimarrà comunque sempre Livorno, a tuffarci nel nostro passato, forti del nostro presente, sempre in evoluzione per il nostro futuro.
Non avendo tempo materiale di prepararle qualcosa, io e Marina ci siamo servite di Cristiani, “LA” pasticceria più buona e fornita della costa labronica. Qualche accorgimento cromatico per la presentazione, l’alzatina giusta scovata a sorpresa in un negozio della Tuscolana a Roma, et voilà…il regalo è servito!
Entrare nello specifico parlando di lei sarebbe inutile, perché sa farlo benissimo da sola, e del rosa, dei cuori, dei teschi, dell’horror, dello splatter, delle tette, dei dolci, dei capelli parla abbondantemente sulle pagine del suo blog.
Io a modo mio lo farò così:
 
Bionda dentro…e per la maggior parte delle volte anche fuori
Camaleontica, romantica e rompiscatole. Curiosa, attenta, svampita e intelligente. Amica, sorella e confidente. Impossibile non viziarla in quanto profonda conoscitrice dell’arte di viziare il prossimo. Ama senza vincoli, senza etichette e senza tanti blablabla, e quando ama (che sia una cosa, una persona o una storia) è nella maniera più pura che ci sia. Chica è impulsiva, magari si arrabbia all’improvviso e ti stende con tre parole, ma se pensa di aver esagerato, rincorre onestamente il suo impulso e affronta qualsiasi tipo di situazione, anche quelle più spiacevoli. Enrica sogna, ad occhi aperti, chiusi, e con gli occhi degli altri, e ci crede. Enrica i suoi sogni li realizza…e poi ne cerca di nuovi da rincorrere. Chica sa piangere quando serve, e di solito lo fa quando è incazzata. Adora i dolici, mangia tanti dolci. Li divora! Come me, ama il mare e tutto quello che queste 4 lettere racchiudono. Enrica ha sempre in mente qualcosa, e devo ammettere che spesso è il motore che mi sprona a fare, perché io da sola la maggior parte delle volte non so buttarmi. Si fida più lei di me, di quanto non lo faccia io.
Lei (così come Marina, ma di lei vi parlerò un’altra volta) è come un’estensione del mio corpo, un mio braccio, una mia gamba. Io SO lei,  perché e come parlare di me.
Scusate se questa volta ho un po’esulato da quello di cui solitamente dovrei e vorrei parlare, ma alla fine sono proprio le persone come lei che mi fanno sentire a casa, anche quando non sono al riparo delle mura domestiche, e un po' per volta vorrei farvele conoscere dal mio punto di vista.

mercoledì 7 marzo 2012

Oggi mi dedico a me!

Ok, è ufficiale....la mia schiena dovrà fare i conti col divano letto per almeno altri 60 giorni, e gli scatoloni continueranno a fare da carta da parati alla mia stanza ancora per un bel po'. La mia tanto agognata casetta deve aspettare il benestare del comune per potermi aprire ufficialmente le porte, e visto che siamo in Italia i tempi lunghi e dilatati son d'obbligo.
Dato che oggi non lavoro, e ho deciso di affogare i miei dispiaceri in una spa casalinga. No, tranquilli, non ho intenzione di formare una società per azioni all'interno delle mura domestiche. Quella che ho creato stamattina a mio solo uso e consumo è stata di un'altra tipologia di spa...quella che ti rimette in sesto corpo e anima, e almeno per un po' libera la mente dai pensieri negativi.
Oggi mi dedico a me!

Prima cosa da fare, assicurarsi di avere tutto il necessario o gli "ingredienti" fondamentali alla preparazione di maschere, impacchi e a quant'altro deciderete di sottoporvi. Potrebbe non essere carino rendersi conto di aver scordato la maschera in frigo quando vi siete già immerse nell'acqua bollente.
Seconda cosa, preparare l'ambiente: 
- candele sparse qua e la (se aromatiche, evitate quelle dei cinesi che correte il rischio di passare il vostro momento di relax convinti che le tubature abbiano qualche problema di ristagno)
- colonna sonora adatta alla situazione (eviterei Ac/Dc e Gigi d'Alessio o David Guetta)
- tisana depurativarilassanteocomevipare (ma la sera anche un bicchiere di vino ci sta bene)
Prima di immergermi nella vasca...ehm...voglio dire...ok, lo ammetto, nel mio caso posso parlare più che altro di una tinozza, ma l'aspetto positivo è che il consumo d'acqua è minore...mi sono cosparsa la faccia di una maschera purificante a base di limone e yogurt greco che mi era avanzato dal semifreddo fatto ieri.  Mancavano le due fette di cetriolo sugli occhi, e poi avrei potuto far concorrenza alle migliori dive di Beverly Hills in missione di bellezza in qualche supercentro estetico di Rodeo Drive. 
Sul web potete trovare migliaia di "ricette" fai da te straeconomiche e semplici da preparare e adatte alle vostre esigenze.
Dopo una mezz'ora ammollo nella vasc(hett)a nella quale avevo versato anche un litro di latte fresco per ammorbidire ed elasticizzare la pelle, maschera per capelli in progress, mi sono dedicata allo scrub. Io ho fatto quello al caffè, ma qui potrete trovare altre varianti altrettanto interessanti.
Una volta sciaquata, asciugata e incremata, ho passato al setaccio mani e piedi. E' chiaro, quest'idea della beauty farm casalinga devo proprio riuscire a farla diventare un'abitudine. 
E adesso che io vi ho svelato i miei trucchetti, sappiate che vi odierò profondamente se non condividerete i vostri con me!

martedì 28 febbraio 2012

The crew hates Dorothy!

Latitante...si lo so. 
Ma in pentola stanno bollendo veramente tante cose, e il dosaggio deve essere sapiente! 
Parlando poi dell'iHateCrew, le cose sono infinite. 
Se ancora non sapete di cosa sto parlando, leggete qui
Se ancora non sapete di chi sto parlando, leggete qui, qui, qui e qui.


In entrambi i casi, dovreste fare un mea culpa per essere arrivati così in ritardo...ma per questa volta vi perdoneremo.

Quello che non potete assolutamente perdervi da oggi, sono la miriade di cose che abbiamo in programma a breve: video, feste, eventi, interviste, collezioni... Odiereste rimanere indietro!

Primo esperimento della crew al completo ci ha viste protagoniste di un viaggio attraverso l'arte pop surrealista racchiuso in maniera accattivante nel magico scenario della Dorothy Circus Gallery.
Chi ancora non sapesse di cosa sto parlando dovrebbe organizzare una spedizione in questi giorni di sole, e con la scusa di una passeggiata sul lungotevere trasteverino, attraversare il ponte pedonale e perdersi in questo piccolo mondo a parte. Passandoci davanti, è impossibile ignorarla, nonostante l'ingresso non sia enorme. Il rosso e il nero la fanno da padrone, e gli ammicanti toys ipercolorati in vetrina sono un invito ad antrare anche per chi ignora che le parole "pop" e "surrealista" possano trovarsi nella stessa frase.


Questo è solo un assaggio di quello che troverete presto online sul nostro sito. Se la curiosità è tanta, nell'attesa, vi consiglio di dare un'occhiata anche ai blog delle mie amorevoli "compagne d'odio", e alla nostra pagina facebook. E soprattutto, non dimenticatevi di andare a vederla di persona...ci ringrazierete!

sabato 18 febbraio 2012

In un barattolo di caffè...

Stamattina mi sono svegliata creativa. E' il sole. E' bastato un leggero aumento della temperatura per riattivarmi circolazione, idee, e ansia da blog. 
Non ho ancora una casa.
Ho ancora il frigo vuoto.
Sono ancora circondata da scatoloni.
Continuo a scroccare internet dai vicini.
Non posso ancora tirare fuori la cassetta degli attrezzi, o infilare la quiche nel forno. 
Ma...
Ma è giunta l'ora che tutti quei barattoli vuoti di Nescafè che continuo a conservare da tanto, e che più volte mi è stato intimato di buttare, trovino la loro motivazione di esistere. Infondo hanno addirittura resistito all'ultimo trasloco, scampando alla fine quasi certa della "differenziata", quindi mi sembra doveroso rendergli giustizia.


Dopo aver scartato l'idea del porta"cose" (noioso), del vasetto per fiori (aspetterò la primavera), del "lampadario" natalizio (fuoristagione) e del segnaposto (li farò per il primo party)...

...ho deciso che visti il numerico piuttosto alto e la necessità di ridurre la quantità di cose da trasportare nel prossimo trasloco, farò un regalo al bar dove lavoro: portacandele per i tavolini.
Io realizzerò quelli che vedete qui sotto perchè, a parte scolarmi qualche centinaio di tazze di Nescafè (se dessero una percentuale per ogni tazza bevuta, ci pagherei il mutuo), ho dovuto comprare solo rafia e candele, e la realizzazione è semplicissima.

Con un po' più di tempo e materiale, queste sono valide alternative.

Quale esperta di Nescafè, per questo genere di cose vi consiglio di utilizzre i vari Gran Aroma (classico, deca o noir) o il Green, che rispetto agli altri barattoli hanno una forma più adatta. Vanno benissimo anche i barattolini dello yogurt, delle marmellate e quelli piccoli della nutella. Ricordatevi solo che in casi come questo,  per realizzare a mano degli oggetti odiosamente carini e amabilmente economici, bisogna cominciare a raccogliere il materiale in anticipo.


Ma a questo punto la domanda è....adesso coi tappi dei barattoli che ci faccio?!?